Equiseto: proprietà e controindicazioni

EquisetoLa pianta di cui andiamo a parlare oggi è antichissima. Pare esistesse già 300 milioni di anni fa, un ‘era chiamata Devoniano. Ovvero 280 milioni di anni prima che il Tirannosauro facesse la sua comparsa sul pianeta.
E, in effetti, i botanici ci spiegano che l’Equiseto ha una struttura e un aspetto decisamente primitivi: uno “zeppo” che parte dritto dal suolo, piuttosto piccolo (da 10 a 60 cm, solo in rari casi arriva a 1 metro di altezza) da cui si diramano dei rametti “a ciuffo”. Non a caso è chiamato volgarmente Coda cavallina o Coda di cavallo e lo stesso nome Equisetum in latino vuol dire proprio “crine di cavallo”.
In realtà abbiamo esagerato: non è costituito da “uno zeppo”, ma da “due zeppi”: uno serve alla riproduzione (il fusto fertile), l’altro ad effettuare la fotosintesi clorofilliana (il fusto sterile, che infatti è verde, perché contiene clorofilla); a noi interessa quest’ultimo. L’Equiseto si trova facilmente in tutta l’Europa e l’Asia e in Italia è diffusissimo. In questo breve articolo vediamo perché gli esseri umani lo usano come erba officinale da migliaia di anni.

L’Equiseto o Coda cavallina (Equisetum arvense L.) viene descritto già nell’opera di Dioscoride Anazarbeo (primo secolo dopo Cristo) e probabilmente era già conosciuto da tempo. L’uso principale è sempre stato legato alle sue proprietà antiemorragiche, per cui è sfruttato per fermare i sanguinamenti sia interni che esterni. Ma è altrettanto apprezzato come diuretico, anche perché aumenta la diuresi senza diminuire la quantità di minerali. Si usa anche per la prevenzione della renella.

La forma dei fusti sterili ricorda da vicino quella della colonna vertebrale e guarda caso l’Equiseto è una pianta benefica per l’apparato scheletrico.
Oggi infatti è conosciuto anche per essere ricco di sali minerali, soprattutto di silicio che, assunto da fonte organica, è essenziale per il processo di fissazione del calcio nelle ossa e per questo è consigliato spesso per prevenire l’osteoporosi. Il silicio è anche importante per mantenere elastico il tessuto dell’aorta e dei tendini.

Come drenante delle vie urinarie rientra frequentemente nelle cure depurative primaverili.

La tisana di Equiseto si prepara con i fusti sterili (anche detti cauli) per infusione (ovvero in acqua bollente ma a fuoco spento). Se ne usa 1 cucchiaio per tazza. Si consiglia l’assunzione di 2 tazze al dì.

Una curiosità.
Anticamente l’Equiseto era usato per pulire l’interno di vasi e bottiglie, sfruttando le proprietà dell’acido silicico ma anche la forma dei fusti sterili, adatta allo scopo.

Possibili controindicazioni e interazioni
Prestare attenzione alla contemporanea assunzione di farmaci diuretici.
Contiene l’enzima tiaminasi, che distrugge la vitamina B1 (tiamina). In realtà tale enzima si è dimostrato attivo solo negli animali e non nell’uomo, tuttavia alcuni consigliano di assumere l’Equiseto solo in tisana o in preparazioni alcoliche (come le classiche tinture), poiché le alte temperature (l’acqua a 100°) e l’alcool annientano la tiaminasi: assunto in queste forme l’Equiseto è quindi totalmente sicuro.

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